Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - LE FRAZIONI - SAN POTITO - Storia - Il castello medioevale

Il castello medioevale
Testi a cura di Don Mario Del Turco

 

 
 
 
 
 
 
 

 

 

Era ridotto a rudere in avanzato stato di degrado. Un'attenta lettura lo mostrava appartenere all'Architettura preromanica. Risultavano aggiunti, in epoca gotica, il sostegno murario, a forma di barbacane, a settentrione, e il vano, a volta a botte, a levante, basato sul ciglio del Vallone a precipizio.
  
 

1. Castellum Sancti Potiti


Castello - così propriamente denominato sin dalla fondazione - era stato piazzato, a nido d'aquila, sulla cresta di uno scoglio pedemontano del massiccio asfaltico, oggi detto Pizzo di Ovindoli a sud dell'Altopiano delle Rocche, sul versante del lago Fucino, a 1181 metri sul livello del mare.
Sorgeva all'estremital dello scoglione seguendone l'andamento, sul lato Nord del muro di cinta esterno. A pianta poligonale, senza torrette agli angoli, con altre due cinture murarie interne, era una tipica costruzione feudale dell'Alto Medioevo costituita dal Mastio, con funzione di difesa e abitazione o residenza non abituale del feudatario. Non faceva parte, almeno in origine, di un sistema difensivo territoriale. Era uno dei pochi castelli in muratura dell'epoca, tanto da prendere il nome proprio di "Castellum", pesche' capace di stabilita' e durata.
 
 
 

2. Le vicende del Castello di San Potito.

Nell'anno 1074, "Castellum Sancti Potiti" era proprieta' di Nerino del fu Bonomo e di suo cugino Bonomo di Erimanno, feudatari di stirpe longobarda.
Passato nel 1079 completamente in possesso dell'Abbazia di S. Maria di Farfa, con l'annessa chiesa intitolata a San Potito, alla fine del secolo XI diveniva parte integrante e, nello stesso tempo, rocca di un Castello recinto, costruito ai suoi piedi, sul pendio occidentale del colle Antonino. Il 25 febbraio 1115, nella Bolla di Pasquale II al Vescovo dei Marsi Berardo e il 31 maggio 1188, nella Bolla di Clemente III al Vescovo dei Marsi, Eliano, era denominato ancora "Castellum", leggendosi nella prima: "Ecclesiam... Sancti Potiti, Sancti Nicolai in Castello". Il 5 ottobre 1273, chiamato "Sanctus Potitus", veniva riconsegnato da Re Carlo I D'Angio' al Conte Ruggero I de Celano dei Gran Conti dei Marsi, reintegrati della Contea, dopo cinquanta anni dallo spogliamento da parte di Federìco II di Svevia. Nel 1279 veniva denominato "Castrum Sancti Potitil', avendo ormai perso il toponimo proprio di "Castellum" ma comunque rimanendo un centro più fortificato di altri centri abitati.
 
 
 

3. La rovina del Castello

L'antico maniero a lungo sfido' il tempo e forse le incurie dei vari possessori della Contea di Celano. Non pote' resistere allo sconcio e lento diroccamento da parte degli uomini nati alla sua ombra dopo l'anno 1806, epoca della istituzione dei Comuni. Forni' allora, a buon mercato, pietre e grossi conci per le fondazioni e le cantonate di nuove case edificate, per oltre due secoli, ai piedi del Colle di San Potito, lungo la nuova strada carrabile provinciale.
Divenne, per così dire, l'emblematico sfaldamento del sistema feudale.
In tempi più recenti, il terremoto avvenuto nella Marsica il 13 gennaio 1915 ha dato forse l'ultimo strattone al Castello, rendendolo facile preda di una lenta, ma inesorabile erosione da parte degli agenti atmosferici.
 
 
 

4. Capo la Valle

Cintura naturale di difesa del Castello era, a Levante, un dirupo a strapiombo, detto Capo La Valle. Vi casca, scivolando dalla parete opposta, un ruscello grosso a primavera e d'autunno, minuto d'estate. Gelato d'inverno, lascia una traccia brunita, del tutto secco. Formato dai molti rivoli delle zone Traglia e Mascione, nel territorio di Ovindoli, il corso d'acqua in piena forma in cascata, una lunga chioma bionda schizzata di bianco. Passa veloce sotto la Passarella e i resti della vecchia centrale elettrica, s'infila nel tunnel del Curvone della strada 17 bis. Scorre veloce nel piano dopo il ponte romano di via Vecchia.
Mescolandosi con l'acqua del Fosso di Ovindoli, scende verso il Fucino con il nome di Río di San Potito. In tempi passati alimentava il mulino comunale di Colle Bernardo, alla Moletta.
 
 
 

5. Il Castiglione non fu residenza imperiale.

Nel Vallone di Capo la Valle, a ridosso del Castello,si verificano tuttora in modo notevole fenomeni di luminosità rifratta e di trasparenza. Si potrebbe così forse richiamare alla mente la cura degli occhi di Lucio Vero.
Ma tutto questo non sarebbe stato sufficiente a motivare, di certo, la costruzione di una residenza estiva di epoca imperiale, sulla cresta di uno scoglione a strapiombo. I ruderi di fondazione che - secondo l'antica tradizione raccolta dagli storici marsi e l'opinione dei contemporanei - sarebbero appartenuti all'edificio della villa imperiale, non risultavano essere di epoca romana e tantomeno di epoca imperiale degli Antonini. Non sussistevano, a mio avviso, i requisiti di un Palatium degno di un imperatore o di qualsivoglia purpuratus romano. Non sarebbe stato piacevole, in realtà, in epoca di Pace romana, un soggiorno presso un manufatto di piccola estensione, meno di 1600 metri quadrati, con scarse comodità, non capace di una corte imperiale, situato a 1181 m. s. l. m., sulla cresta di uno scoglio scosceso e poco praticabile. Le paure e i timori dell'invasioni barbariche erano allora ancora molto lontane.
 
 
 

6. Alla ricerca del Palatium o Domus della Villa imperiale.

Comunque, dati i reperti delle Terme e dell'Anfiteatro, ben noti in superficie o dissotterrati presso il Pago, il Palatium doveva trovarsi nella piana di San Potito, ed essere la parte più importante della Villa Imperiale.
 
Sei in: - LE FRAZIONI - SAN POTITO - Storia - Il castello medioevale

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright